ETEREA POSTBONG BAND & IL DESTINO DEL ROCK pt.3

3 09 2008

La terza volta che li ho visti risale a non molto tempo fa. La differenza è che questa volta mi ci manda il caporedattore, improvvisamente riscopertosi talent scout nonostante la veneranda età… già, mi piacerebbe dire questo, ma non sarebbe vero: mi ci manda perchè – come la maggior parte dei giornalisti – è influenzabile e quindi influenzato dal bla bla intorno ai gruppi. Se ne parla? Allora bisogna parlarne, fine. Nell’ordine da lui descritto: l’amico di qualche suo amico lo ha esortato a dare attenzione agli Eterea; ha letto un articolo lusinghiero su qualche testata che lui giudica avanti; ha visto un non precisato video su You Tube in cui il gruppo fa qualcosa di strano; si è ricordato che qualche giornalista minore della sua redazione (io) gli aveva già accennato qualcosa riguardo questa formazione. In poche parole, si ritrova accerchiato dal bla bla e – come ogni debole – cede.
Arrivo al locale con uno spirito molto diverso dalle altre volte: la sensazione che, a breve, non sarà più una mia scoperta ma una naturale emersione basta a farmi spuntare gli aculei avvelenati del senso critico. Guardo il concerto e poi, sulla via di casa, ripenso a ciò che ho visto concentrandomi soprattutto sui difetti degli Eterea: pressapochismo tecnico, autoindulgenza melodica, inefficienza professionale. Per quanto riguarda la tecnica, rifletto che potrei descrivere la situazione in questi termini: non sembrano minimamente influenzati – a livello creativo e prettamente concettuale – dal fatto di non essere degli eccelsi musicisti. Si prefiggono mete altissime senza avere i mezzi necessari per l’impresa. Sulle loro melodie, il mio inchiostro velenoso scriverà che, abbracciando praticamente tutto lo spettro dell’audibile umano, dalla mazurka alla dodecafonia, passando attraverso l’8 bit e la musica misterica, finiscono inevitabilmente per scontentare qualcuno, in quanto – è lecito supporre – non esiste un essere onnifonico capace di entusiasmarsi per qualsiasi evoluzione tonale, e qualora esistesse, sarebbe troppo freddo per reggere il calore di un live del genere. Sulla professionalità con cui gestiscono gli altri necessari aspetti del fare musica – ridacchio gelido sulla soglia di casa – è come sparare col bazooka su un modellino di ambulanza: assenza di tecnico del suono di gruppo nonchè di tecnico luci, bassa attenzione all’estetica del palco (birre vuote ovunque, cavi aggrovigliati), abbigliamento che definire casual è un eufemismo, vendita nel dopo concerto di soli album masterizzati (che comunque vengono polverizzati), zero magliette, zero mailing list, niente di niente.
Rientro a casa con una voglia fottuta di premere il grilletto del bazooka. Accendo laptop, ventilatore e sigaretta, da cui dò una profonda boccata – l’inspirazione chiama ispirazione, ogni giornalista fumatore lo sa bene. Invece, chissà perchè, in quel momento un’orribile consapevolezza prende possesso di mente e corpo: mi rendo conto di essere tale e quale ad alcuni miei colleghi, pronti ad infangare gruppi solo per il puro gusto dell’invettiva. Il mio anticonformismo entra in fibrillazione. Scrivo di getto un articolo, questo qua, e decido che non lo farò mai vedere al mio redattore, intanto perchè è troppo lungo e non mi va di tagliuzzarlo, e poi perchè sarebbe proprio quello che vuole in questo momento - la sperticata lode di una formazione underground – ed io un decoro ancora lo possiedo, almeno per il momento. In questa decisione contribuisce anche la miseria di retribuzione che mi danno al pezzo. Sono nauseato dall’essere venduto da qualcuno per un pacchetto di noccioline: piuttosto mi regalerò per mia scelta. E’ dunque deciso: questo sarà lo spazio dei miei migliori articoli e riserverò al cartaceo solo ed esclusivamente quello che ormai ci si attende di trovarci su: nient’altro che emozionanti, calde e sensuali parole senza uno straccio di significato.


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3 risposte

3 09 2008
Beowulf

Io prendo meno di te, sta sicuro :) Geniale l’idea di mettere le cose di qualità in rete e il resto sul giornale. Non ci credo affatto, ma scrivi così bene che mi fa piacere immaginare un personaggio come te!

3 09 2008
rovente

Vecchio, nn so chi sei, ma sei un genio.

19 09 2008
FratelloQuantoVuoi

Ma “onnifonico” te lo sei inventato tu o un alieno ti ha suggerito il termine? Che ne dici di “audio-cannibale”? No è meglio il tuo. Gli Eterea fanno una musica troppo simpatica ma nella tua recensione parli di tutto tranne che di come suonano; dici che sono pressapochisti ma non approfondisci il motivo per cui ti piacciono. Facci sapere professò! Ho capito chi sei dalla frase sui fumatori………. Dimentichi che l’avevi già pubblicata e così ti sei fregato. Bravo lo stesso e piscia in bocca al redattore………..

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